Vai al contenuto

I tuoi viaggi

Tocca il cuore su un viaggio per salvarlo qui: li ritrovi quando torni e puoi chiederci un preventivo per tutti insieme.

Confronta i viaggi

Cultura 3 min di lettura

I nomi dell’Africa: da Rhodesia a Zimbabwe, da Tanganica a Tanzania

Perché la Rhodesia oggi si chiama Zimbabwe, come sono nati Tanzania e Namibia e cosa cambia, per chi viaggia, sapere da dove vengono i nomi.

Redazione Weltweg

Great Zimbabwe, il Grande Recinto
In questo articolo6 sezioni

Guardando un documentario sulla Rhodesia viene una domanda semplice: perché quel paese oggi si chiama Zimbabwe? In Africa i nomi sui cartelli degli aeroporti raccontano quasi sempre una storia recente, e spesso quella storia è la ragione per cui un luogo si visita in un certo modo.

Zimbabwe: le case di pietra contro il nome di un uomo

La Rhodesia prendeva il nome da Cecil Rhodes, l’imprenditore britannico la cui compagnia occupò la regione alla fine dell’Ottocento. Con l’indipendenza, nel 1980, il paese scelse il nome opposto: Zimbabwe viene dalle parole shona per case di pietra e indica le rovine del Great Zimbabwe, la capitale in pietra costruita dagli antenati degli shona tra il XII e il XV secolo. Per decenni gli archeologi coloniali avevano attribuito quelle mura a chiunque tranne che agli africani. Il nome del paese è la risposta a quella tesi.

Tanzania: due paesi diventati uno

Il Tanganica ottenne l’indipendenza nel 1961, Zanzibar nel 1963. Nel 1964 i due si unirono e il nome nuovo fu la somma dei due vecchi. Chi oggi vola da Arusha a Zanzibar attraversa ancora quella differenza: due storie, due culture, un solo passaporto. Anche il più grande parco del paese ha cambiato nome da poco: la parte settentrionale della riserva di Selous, intitolata a un cacciatore britannico, è diventata nel 2019 il Parco Nazionale Nyerere, dal nome del primo presidente.

Namibia: il deserto che dà il nome

Colonia tedesca fino alla Prima guerra mondiale, poi amministrata dal Sudafrica come Africa del Sud-Ovest, la Namibia è indipendente dal 1990 e porta il nome del deserto del Namib, che in lingua nama significa più o meno luogo vasto dove non c’è nulla. I nomi tedeschi sopravvivono nei cartelli di Swakopmund e nella toponomastica dei parchi: si viaggia dentro quella storia anche solo leggendo le indicazioni stradali.

Kenya: una montagna

Il Kenya, indipendente dal 1963, prende il nome dal Monte Kenya, che i kikuyu chiamano Kirinyaga. L’aeroporto di Nairobi porta il nome di Jomo Kenyatta, quello di Dar es Salaam quello di Julius Nyerere: in Africa orientale la prima cosa che si legge arrivando è il nome di chi ha guidato l’indipendenza.

Due nomi per la stessa cascata

Le Cascate Vittoria hanno un nome inglese, dato da David Livingstone nel 1855, e uno lozi molto più antico, Mosi-oa-Tunya, il fumo che tuona. Oggi si usano entrambi: il parco zambiano porta il nome africano, quello zimbabwiano quello inglese. Non è un dettaglio linguistico: è il modo in cui due paesi raccontano lo stesso posto.

Perché a un viaggiatore serve saperlo

Perché cambia cosa vedi. Le rovine del Great Zimbabwe smettono di essere pietre e diventano una capitale. Le case di Stone Town, a Zanzibar, smettono di essere belle e diventano il segno di un commercio che includeva le spezie e gli schiavi, con la cattedrale anglicana costruita proprio sul mercato degli schiavi. E un parco che cambia nome, come il Selous, racconta chi decide oggi come si chiama la natura africana.

Redazione Weltweg
Pubblicato il 16 settembre 2026, aggiornato il 16 settembre 2026

Condividi

Ricerche frequenti