I Masai vivono principalmente nell’area compresa tra il Masai Mara in Kenya e il Serengeti in Tanzania. Parlano il maa, una lingua nilotica, e la loro economia ruota da secoli attorno al bestiame, che non è solo cibo ma misura di ricchezza e di status.
Il rapporto con la fauna
È il motivo per cui sono l’unico gruppo umano a cui è storicamente consentito risiedere e pascolare dentro l’Area di Conservazione di Ngorongoro, che a differenza di un parco nazionale nasce proprio come area a uso misto. Non cacciano e non si nutrono di selvaggina, quindi la loro presenza non compete con la fauna. Va detto però che negli ultimi anni questa convivenza è oggetto di forti tensioni: il governo tanzaniano ha promosso trasferimenti di comunità fuori dall’area, contestati da organizzazioni per i diritti umani.
Cosa si vede e cosa no
L’abbigliamento rosso, lo shuka, e i monili di perline sono reali e quotidiani, non un costume per i visitatori. Il salto rituale che compare in tutte le fotografie è l’adumu, una danza di iniziazione maschile: esiste davvero, ma nella versione turistica è spesso decontestualizzata.
Vale la pena saperlo prima, perché cambia il modo in cui si guarda una visita a un villaggio.
Come vivono oggi
Molte comunità hanno perso accesso a pascoli storici diventati parchi. Alcune hanno trovato nel turismo una fonte di reddito, altre lo subiscono. La differenza tra una visita rispettosa e una messa in scena sta in chi incassa e in chi decide cosa mostrare.
Dove incontrarli
Nei villaggi attorno a Mto wa Mbu e nell’area di Karatu, in Tanzania, e lungo i margini del Masai Mara in Kenya, dove molte famiglie hanno dato in uso le proprie terre alle conservancy. Nei nostri itinerari la visita avviene con comunità con cui i nostri referenti lavorano da anni, e il compenso resta al villaggio.