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Due persone in bicicletta al tramonto su un’altura sopra la savana

Masai Mara

La metà keniota dello stesso ecosistema del Serengeti, e il fiume più fotografato d’Africa.

Mara, in lingua maa, significa maculata: è il modo in cui i Masai descrivono questa pianura punteggiata di acacie, cespugli e ombre di nuvole. La riserva porta il nome del popolo che la abita da secoli e del fiume che la attraversa, e a sud continua senza barriere nel Serengeti. Gli animali passano da un paese all’altro; i veicoli no.

Una riserva, non un parco

Il Masai Mara è una riserva nazionale gestita dalle autorità locali, non dal servizio dei parchi nazionali del Kenya. Nato nel 1961 come santuario di circa 520 km², è stato ampliato lo stesso anno e ha raggiunto la superficie attuale di 1.510 km² negli anni Ottanta, dopo che parte delle terre è stata restituita alle comunità masai.

Due gestioni, due esperienze

A ovest del fiume c’è il Mara Triangle, circa un terzo della riserva, affidato a un’organizzazione senza scopo di lucro, la Mara Conservancy: poche strutture all’interno e piste mantenute con regolarità. Il resto della riserva dipende dalla contea di Narok e concentra la maggior parte dei campi e dei veicoli.

Le conservancy

A nord e a est della riserva molti proprietari masai hanno unito i loro terreni e li hanno dati in uso a campi tendati, in cambio di un canone o di una quota degli incassi. Sono nate così le conservancy, tra cui Mara North, Olare Motorogi, Mara Naboisho e Ol Kinyei. In alcune le famiglie mantengono il diritto di pascolo.

Il numero di strutture e di veicoli è limitato, e di norma sono consentiti anche safari a piedi e uscite notturne, che nella riserva non si fanno. Per chi cerca silenzio attorno agli avvistamenti, è la scelta che cambia di più il viaggio.

Quando andarci

Leoni, leopardi e ghepardi sono residenti e si vedono tutto l’anno. Tra luglio e ottobre arrivano dal Serengeti le mandrie della Grande Migrazione e il fiume Mara diventa il luogo degli attraversamenti. Aprile e maggio, con le piogge lunghe, sono i mesi più difficili per le piste; a novembre tornano le piogge brevi.

Una cosa da sapere

È il rovescio della fama. Nei giorni di alta stagione, lungo i punti di attraversamento più noti, si possono contare decine di veicoli sulla stessa riva in attesa che gli gnu decidano. Nessuno può garantire un attraversamento, e il comportamento dei veicoli attorno agli animali è uno dei problemi più discussi della riserva.

Come si arriva

Da Nairobi servono circa cinque-sei ore di strada, con l’ultimo tratto sterrato, oppure un volo interno di circa un’ora verso le piste di atterraggio della riserva e delle conservancy.

Se vuoi viverlo

Il Masai Mara si inserisce in un viaggio in Kenya o in Tanzania

Scegliamo la zona in base al periodo: riserva, Mara Triangle o conservancy.

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