Il nome viene dal masai Siringet, che significa pianura senza confini. È il parco più antico e più vasto della Tanzania, patrimonio dell’Umanità dal 1981, e insieme all’area di Ngorongoro e al Masai Mara forma un unico ecosistema che non conosce i confini politici.
Perché è importante
Ospita la Grande Migrazione: circa due milioni di gnu e trecentomila zebre che ruotano tutto l’anno seguendo la pioggia. È il più grande movimento di mammiferi terrestri rimasto al mondo, e il motivo per cui il Serengeti non assomiglia a nessun altro parco africano.
La popolazione di leoni supera i duemilacinquecento esemplari, in crescita dagli anni Sessanta. Ci sono leopardi tra le acacie, ghepardi nelle praterie aperte, coccodrilli e ippopotami lungo i fiumi.
Come si divide
Seronera, il centro, è la zona con la fauna più densa tutto l’anno: il fiume attira quasi tutte le specie del parco. Ndutu, a sud, dentro l’area di Ngorongoro, è dove tra dicembre e aprile nasce la migrazione. Il nord, verso il fiume Mara, è dove tra luglio e settembre avvengono gli attraversamenti.
Quando andarci
Dipende da cosa cerchi, ed è la domanda che cambia tutto il viaggio. Tra dicembre e aprile a Ndutu c’è la stagione dei parti e la più alta concentrazione di predatori dell’anno. Tra luglio e settembre nel nord ci sono gli attraversamenti del Mara. Da giugno a ottobre la stagione secca rende gli avvistamenti più facili ovunque.
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Chi ci vive
Il Serengeti è parco nazionale, quindi disabitato. Ma i suoi margini sono terra masai da secoli, e nell’area di Ngorongoro accanto il pascolo è ancora consentito: è l’unico posto in Tanzania dove uomini e fauna selvatica condividono lo stesso territorio per legge.
Come si visita
Si gira in safari fotografico, in jeep 4x4 con tetto apribile, all’alba e nel tardo pomeriggio quando gli animali sono attivi. Si dorme in lodge o in campi tendati mobili, che seguono la migrazione e si spostano con lei.