Un vulcano collassato su se stesso due milioni e mezzo di anni fa ha lasciato una conca di circa venti chilometri di diametro e seicento metri di dislivello. Dentro ci vivono stabilmente circa trentamila grandi mammiferi, che grazie ad acqua ed erba tutto l’anno non hanno motivo di migrare: è la ragione per cui a Ngorongoro si vede tanto in una sola giornata.
Perché è diverso da un parco
Non è un parco nazionale ma un’Area di Conservazione, cioè una zona a uso misto dove la fauna convive con l’attività umana. È il motivo per cui i Masai possono pascolare qui, cosa vietata nel vicino Serengeti. Patrimonio Unesco dal 1979 e riserva della biosfera dal 1981.
Cosa si vede
È uno dei pochissimi posti in Tanzania dove si avvista il rinoceronte nero, ridotto a poche decine di esemplari. Ci sono leoni, elefanti dalle zanne molto lunghe, bufali, ippopotami e, sul lago Magadi al centro, fenicotteri a migliaia. Le giraffe invece non ci sono: le pareti ripide della caldera sono un ostacolo insormontabile per loro.
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Quando andarci
Tutto l’anno, ed è la sua forza: non dipende dalla Grande Migrazione. Nella stagione secca, da giugno a ottobre, la visibilità è migliore; tra dicembre e marzo la caldera è verde e le piane di Ndutu, dentro la stessa area di conservazione, ospitano la stagione dei parti.
Si scende all’alba: nelle ore centrali il fondo si riempie di veicoli e gli animali si spostano all’ombra.
Una cosa da sapere
La convivenza tra Masai e fauna dentro l’area è oggi al centro di forti tensioni: il governo tanzaniano ha promosso trasferimenti di comunità verso altre regioni, contestati da organizzazioni per i diritti umani. Chi visita l’area attraversa un territorio conteso, non una cartolina.