Il nome viene dal fiume Tarangire, che attraversa il parco. Nella stagione secca è l’unica fonte d’acqua permanente di un territorio molto più grande del parco: gli animali che durante le piogge si disperdono nella steppa masai tornano a concentrarsi lungo le sue rive. Per questo il Tarangire di agosto e quello di febbraio sembrano due parchi diversi.
Elefanti e baobab
È uno dei parchi della Tanzania con la più alta densità di elefanti: in stagione secca si vedono branchi numerosi scendere al fiume. Il paesaggio è segnato dai baobab, alberi che possono vivere molti secoli. Nei mesi più aridi gli elefanti ne strappano la corteccia e ne masticano il legno fibroso per ricavarne umidità, e i tronchi portano i segni di questi incontri.
Cosa si vede
Tra giugno e novembre arrivano migliaia di zebre, gnu e bufali. Ci sono leoni e leopardi, e oltre cinquecento specie di uccelli. Il rinoceronte invece non c’è: dei Big Five se ne vedono quattro. Il terreno alterna colline granitiche, la valle del fiume, paludi stagionali come quella di Silale e grandi termitai.
Quando andarci
La stagione secca, da giugno a novembre, è il momento della concentrazione. Da dicembre a maggio molti animali lasciano il parco, l’erba cresce e la visibilità cala; in compenso il paesaggio è verde, i veicoli sono pochi e gli uccelli migratori sono al massimo. Approfondisci in quando andare in Africa.
Dove si inserisce in un viaggio
È spesso il primo o l’ultimo parco del circuito del nord: da Arusha sono circa tre ore di strada, ed è vicino al Lago Manyara. Una o due notti bastano per viverlo bene, prima di salire verso Ngorongoro e il Serengeti.