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Porta intagliata a Stone Town, Zanzibar

La cultura swahili

Mille anni di scambi tra Africa, Arabia, Persia e India lungo l’Oceano Indiano.

La parola viene dall’arabo sawahil, coste. La civiltà swahili nasce dall’incontro tra popolazioni bantu della costa e mercanti arabi, persiani e indiani portati dai monsoni: una rotta commerciale che per secoli ha collegato Zanzibar al Golfo Persico e all’India.

La lingua

Il kiswahili è una lingua bantu con un ampio lessico di origine araba. Oggi è lingua ufficiale in Tanzania e Kenya e lingua franca in gran parte dell’Africa orientale. Parole che conosci già: safari significa viaggio, jambo è un saluto, hakuna matata vuol dire davvero nessun problema.

Stone Town

È il luogo dove la civiltà swahili si legge ancora nell’architettura: porte di legno intagliato, cortili interni, vicoli stretti per fare ombra. Patrimonio Unesco dal 2000. Ed è anche il luogo dove si legge la parte che non compare nelle brochure: Zanzibar è stata uno dei principali mercati di schiavi dell’Oceano Indiano, e la città conserva il memoriale che lo ricorda.

Le spezie e i monsoni

Chiodi di garofano, cannella, noce moscata: le piantagioni arrivano a Zanzibar nell’Ottocento e ne fanno il primo produttore mondiale di chiodi di garofano. Il commercio seguiva i monsoni, che permettevano di navigare verso l’India in una stagione e tornare in quella opposta.

Dove si incontra oggi

A Stone Town, nei villaggi di pescatori della costa, nella cucina: riso al cocco, pesce speziato, urojo. E nella convivenza quotidiana tra islam e tradizioni locali, che sull’isola è la norma.

Se vuoi viverlo

Stone Town è in tutti i nostri itinerari con Zanzibar

Una o due notti in città prima del mare, con la visita guidata alla città vecchia e a Prison Island.

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