In lingua lozi si chiamano Mosi-oa-Tunya, il fumo che tuona. David Livingstone le raggiunse nel 1855 e le dedicò alla regina Vittoria. Non sono le cascate più alte del mondo né le più larghe, ma sommando larghezza e altezza formano la più grande cortina d’acqua in caduta del pianeta.
Come sono fatte
Lo Zambesi scorre largo e lento su un altopiano di basalto, poi precipita in una spaccatura della roccia e prosegue in una serie di gole a zigzag. Il fronte si divide in cinque salti, da ovest a est: Devil’s Cataract, Main Falls, Rainbow Falls, Horseshoe Falls ed Eastern Cataract. Il punto più alto, 108 metri, è alle Rainbow Falls.
Due lati, due visite
Il lato dello Zimbabwe, con il parco nazionale e la cittadina di Victoria Falls, guarda le cascate di fronte e offre le vedute più ampie, soprattutto sulle Main Falls. Il lato dello Zambia, con il parco Mosi-oa-Tunya e la città di Livingstone, permette di avvicinarsi di più: dall’Eastern Cataract si raggiunge Livingstone Island e, con l’acqua bassa, la Devil’s Pool.
Tra i due lati c’è il ponte del 1905, e una frontiera vera con i suoi controlli.
Quando andarci
Dopo la stagione delle piogge, indicativamente tra febbraio e maggio, la portata è al massimo: lo spruzzo sale per centinaia di metri ed è visibile da lontano, ma a volte nasconde la vista e ci si bagna completamente. A fine anno, prima delle nuove piogge, la portata scende molto e il fronte si divide in canali separati; sul lato zambiano alcuni tratti restano quasi asciutti. Con l’acqua alta, nelle notti di luna piena, si può vedere l’arcobaleno lunare.
Intorno alle cascate
A monte, lo Zambesi si naviga in barca al tramonto e in canoa. A qualche ora di strada, in Zimbabwe, c’è il parco di Hwange, noto per le grandi concentrazioni di elefanti; più a nord, in Zambia, il South Luangwa, culla del safari a piedi.