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Cultura 2 min di lettura

Le parole di swahili che cambiano un viaggio

Non serve imparare una lingua. Bastano poche parole, dette nel momento giusto, per passare da turista a ospite.

Redazione Weltweg

Porta intagliata a Stone Town, Zanzibar
In questo articolo4 sezioni

Lo swahili è la lingua franca di buona parte dell’Africa orientale, parlata in Kenya, in Tanzania e ben oltre i loro confini. Negli hotel si parla inglese, ma poche parole bastano a cambiare il tono di un incontro. La pronuncia è semplice: si legge quasi come si scrive, con l’accento sulla penultima sillaba.

Salutare

  • Jambo: ciao, il saluto dei turisti. Tra le persone del posto è più comune Habari?, come va?, a cui si risponde Nzuri, bene.
  • Karibu: benvenuto. Lo sentirai ovunque, e si risponde Asante, grazie.
  • Asante sana: grazie mille.
  • Kwaheri: arrivederci.
  • Lala salama: dormi bene, buonanotte.

Nel quotidiano

  • Ndiyo e hapana: sì e no.
  • Tafadhali: per favore.
  • Pole: mi dispiace, anche per una piccola disavventura. Pole pole: piano piano, il ritmo con cui funziona quasi tutto.
  • Hakuna matata: nessun problema. È un’espressione comune, molto prima di diventare famosa al cinema.
  • Bei gani?: quanto costa?
  • Maji: acqua.
  • Rafiki: amico.

In safari

  • Simba: leone.
  • Tembo: elefante.
  • Twiga: giraffa.
  • Chui: leopardo.
  • Kiboko: ippopotamo.
  • Safari: viaggio, di qualsiasi tipo, non solo quello per vedere gli animali.

E una da riconoscere

Mzungu è il modo in cui vengono spesso chiamati gli stranieri dalla pelle chiara, soprattutto dai bambini. Di solito non ha nulla di offensivo: è una constatazione, a volte un saluto.

Redazione Weltweg
Pubblicato il 14 settembre 2026, aggiornato il 14 settembre 2026

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