Il Kilimangiaro non appartiene a una catena: si alza da solo sulla pianura, un vulcano con tre coni. Kibo, il più alto, arriva ai 5.895 metri di Uhuru Peak, che in swahili significa libertà; Mawenzi raggiunge 5.149 metri, Shira 3.962. Dalla savana di Amboseli, in Kenya, la sua sagoma è una delle immagini più riconoscibili del continente.
Chi l’ha salito per primo
La prima salita documentata è del 6 ottobre 1889: il geografo tedesco Hans Meyer e l’alpinista austriaco Ludwig Purtscheller, con Yohani Kinyala Lauwo, una guida di Marangu il cui nome è stato a lungo lasciato ai margini del racconto.
Salire
Non servono corde né esperienza alpinistica, ma la quota è il vero ostacolo: il mal di montagna colpisce indipendentemente dalla forma fisica e può diventare pericoloso. Per questo contano i giorni più della fatica: più tempo si concede all’acclimatamento, più alte sono le probabilità di arrivare in cima.
Le vie sono sette: Marangu, l’unica con rifugi, Machame, Lemosho, Shira, Rongai, Northern Circuit e Umbwe. La salita si fa con guide autorizzate.
Più climi in una sola salita
Si parte tra coltivazioni e foresta di montagna, si attraversano brughiere con i senecioni giganti, tra cui una specie che esiste solo qui, poi il deserto d’alta quota fino alla zona glaciale della vetta. Sui versanti bassi vivono e coltivano i Chagga.
Il ghiaccio che se ne va
Tra il 1912 e il 2009 la calotta glaciale si è ridotta da circa 12 a 1,85 km², una perdita di circa l’85%. Le nevi del Kilimangiaro sono una delle immagini più citate quando si parla di cambiamento climatico in Africa.
Quando andarci
I periodi più asciutti sono da gennaio a inizio marzo e da giugno a ottobre. Aprile e maggio, con le piogge lunghe, sono i mesi più difficili; novembre porta le piogge brevi. Approfondisci in quando andare in Africa.