La domanda arriva quasi sempre nella stessa forma: «si può portare un bambino?». La risposta breve è sì, ma con un itinerario diverso da quello di due adulti.
L’età
Molti lodge e campi tendati fissano un’età minima, di solito sei anni, per motivi di sicurezza: si trovano dentro aree non recintate e di notte gli spostamenti avvengono accompagnati da un ranger. Alcuni campi salgono a dodici. Sotto i sei anni si può comunque viaggiare, scegliendo strutture recintate e parchi più vicini tra loro.
La nostra esperienza è che dai sette-otto anni un safari funziona bene: il bambino riconosce gli animali, tiene il binocolo, partecipa. Sotto i cinque anni, l’impresa è soprattutto dei genitori.
Le distanze sono il vero problema
Non sono gli animali, sono i trasferimenti. Da Karatu al Serengeti sono tre ore e mezza di sterrato. Un itinerario adulto ne mette due di fila; con i bambini si spezza, si aggiunge una notte, si accetta di vedere un parco in meno.
Il volo interno risolve molto: un’ora al posto di sette. Costa, ma su un viaggio in famiglia è spesso il denaro meglio speso.
La jeep
Chiedi sempre il safari privato, non condiviso. Con un veicolo solo per voi si rientra quando il bambino è stanco, ci si ferma quando serve, e nessuno vi guarda male se in macchina si parla. Su una jeep condivisa con altri quattro passeggeri, tutto questo diventa un problema.
Salute
La profilassi antimalarica per i bambini esiste ed è sicura, ma va prescritta da un pediatra o da un centro di medicina dei viaggi, con dosaggi a peso. Non improvvisare e non riciclare la profilassi degli adulti. Repellente, maniche lunghe al tramonto, zanzariera.
Cosa piace davvero
Gli elefanti, sempre. Le giraffe, perché sono lente e si avvicinano. Il villaggio masai, molto più di quanto si pensi. E, sorprendentemente, il binocolo: dare a un bambino uno strumento suo cambia completamente la sua giornata in jeep.
Quello che di solito non funziona: le sveglie alle cinque per tre giorni di fila, e i parchi «da spuntare». Meglio meno parchi e più tempo in ciascuno.
