Il Madagascar si è staccato dal subcontinente indiano circa ottanta milioni di anni fa e da allora ha fatto evoluzione per conto proprio. Il risultato è che circa il novanta per cento delle specie che ci vivono non si trova in nessun altro posto del pianeta. Non è un dato da brochure: cambia concretamente il tipo di viaggio che si fa.
Non è un safari
Chi arriva aspettandosi leoni ed elefanti resta deluso: in Madagascar non ci sono grandi predatori terrestri né grandi erbivori. Il carnivoro più grande, la fossa, pesa meno di dieci chili. Si viaggia per i lemuri, i camaleonti, le foreste e i paesaggi, e si cammina molto più di quanto si guidi.
I lemuri
Ne esistono oltre cento specie, tutte endemiche. L’indri di Andasibe è il più grande vivente e il suo richiamo si sente a chilometri di distanza: è uno dei suoni più impressionanti che si possano ascoltare in natura. L’aye-aye, notturno e raro, ha un dito medio allungato che usa per estrarre larve dalla corteccia. I catta della riserva di Anja vivono tra i massi granitici e sono i più facili da avvicinare.
I baobab
Delle nove specie di baobab al mondo, sei crescono solo in Madagascar. L’Adansonia grandidieri del Viale dei Baobab, vicino a Morondava, arriva a trenta metri. Gli alberi che si vedono oggi allineati sono i sopravvissuti di una foresta secca scomparsa attorno a loro: è un paesaggio bellissimo e, a guardarlo bene, anche la testimonianza di una deforestazione.
Gli Tsingy
A Bemaraha il calcare è stato eroso dall’acqua fino a diventare una foresta di guglie affilate, percorribile su ponti sospesi e passerelle attrezzate. Richiede buona mobilità e nessun problema con il vuoto. È patrimonio Unesco ed è raggiungibile solo nella stagione secca.
Cosa aspettarsi, in concreto
Le distanze sono lente: trasferimenti che sulla mappa sembrano brevi richiedono sei o sette ore. Le strutture sanitarie fuori dalla capitale sono limitate, e una polizza con evacuazione sanitaria non è un accessorio. Il periodo utile va da aprile a novembre; tra gennaio e marzo è stagione ciclonica.
Ed è un paese povero, tra i più poveri al mondo. Vederlo fa parte del viaggio, e il turismo qui ha un peso reale sull’economia delle comunità che ospitano i parchi.
